2) NUOVA INTERVISTA AL FANTASMA… spero a più fantasmi


Dopo la profonda emozione provata nella mia prima visita notturna alla misteriosa Rocca di Montefiore, durante la quale ho avuto l’inaspettato piacere di un lungo colloquio con un gentile fantasma che la abita da secoli, non mi ha mai abbandonato il desiderio di ritornarvi con la speranza di ripetere quella fantastica esperienza. Purtroppo i desideri non sono sempre realizzabili ed avevo quasi abbandonato l’idea che mi assillava, anche spinto dal dubbio che il gentile fantasma non sarebbe stato ancora disponibile ad incontrarmi e ad ascoltarmi. Ero ormai quasi tristemente rassegnato a rinunciare ad un nuovo e forse improbabile incontro quando uno strano articolo sul giornale mi ha convinto che dovevo assolutamente ritornare a trascorrere un’altra intera notte nelle silenziose e grandi stanze di quella magica Rocca. Questa volta però decido che sarà “mia” la visita senza  nascondermi ancora nella immaginaria figura di un mancato giornalista-scrittore filo-medioevale che scopre per caso questo misterioso castello! Decido di avventurarmi in questa nuova impresa nella notte di una giornata veramente particolare, quella del 15 ottobre, data nella quale venne barbaramente uccisa da un sicario, un certo Foriuzzo da Forlì, la sfortunata Costanza. Non sto qui a raccontare la triste storia di questa nobildonna malatestiana, storia conosciutissima ormai, anche perché spero vivamente di incontrare il suo “spirito libero”, durante la mia ansiosa visita notturna e, nell’occasione, pregarlo di raccontarmi personalmente le gioie ed i dolori della sua breve ma intensa esistenza.

In attesa dell’arrivo della fatidica data, cerco di prepararmi mentalmente ed emotivamente perché il ricordo delle intense sensazioni, dei profondi turbamenti e dei brividi improvvisi provati in occasione della precedente visita, mette in crisi il mio coraggio già molto vicino a quello “ balbettante “ di don Abbondio. Abbandonati questi pensieri, inizio a prepararmi materialmente acquistando per prima cosa uno dei quegli zainetti portati in spalla, che vanno tanto di moda oggi, per riempirlo di tutto l’occorrente per la lunga notte: l’immancabile telefonino per una eventuale telefonata d’emergenza, per qualche foto o video o improbabile registrazione, due pile con batterie completamente nuove, un bel panino farcito e una lattina di birra per la frugale cena più bottiglia d’acqua per la notte con l’aggiunta di tutto il famoso balbettante coraggio! Sono pronto, è giunto il momento e verso le 17, un’ora prima della chiusura della biglietteria, parto per la nuova avventura. Salgo ansimante la faticosa scalinata che porta al primo cancello e, superatolo, mi riposo un attimo sulla “ ghirlanda “, il cosiddetto percorso che avvolge tutto il castello, prima di superare il secondo cancello che porta al vero ingresso. Lo supero con passo leggero e, notato con piacere che l’addetto alla biglietteria non si è accorto della mia presenza, proseguo in silenzio cercando di attutire al massimo il rumore dei miei passi. Ho il cuore in gola, devo assolutamente raggiungere, senza che mi veda qualcuno, una delle poche stanze non oggetto di visita per potermici nascondere in attesa della chiusura del Castello e sentirmene completamente padrone! Per fortuna ci riesco e resto nascosto in silenzio in attesa di sentire i rintocchi dell’orologio della Rocca che segnano le 18 ed il cigolio dei cancelli che si chiudono. Finalmente arriva il momento tanto atteso, esco guardingo, mi assicuro che il cancello d’entrata sia davvero chiuso e solo allora mi sento completamente padrone della situazione e non mi resta che aspettare le vicissitudini della notte che si avvicina. Al solo pensiero qualche brivido improvviso mi pervade, ma è solo un momento per fortuna e per non pensarci inizio a salire la scala che porta sul terrazzo più alto, il terrazzo dell’Infinito! E’ lunga e faticosa la salita, si giunge in cima senza fiato, ma la stanchezza viene ampiamente compensata dalla vista di un paesaggio veramente mozzafiato, un panorama incantevole ed ampio confinante con l’azzurro dell’orizzonte! Sono vicino alla torre campanaria mentre l’orologio suona le 18 e 30 e, guardando verso San Marino, la visione improvvisa di un magnifico tramonto mi lascia ancora una volta senza fiato, ma non per la fatica questa volta, ma per la bellezza dell’intenso rosso del cielo, di quel sole enorme che sembra muoversi lentamente per nascondersi dietro le  colline colorate dal pennello d’ottobre. Mi rendo conto che sono facilmente emozionabile, forse sarà il pensiero della lunga e particolare notte che mi attende, ma mi rasserena la poesia di quel tramonto. Il sole è scomparso e l’intenso rosso del cielo si affievolisce lentamente trasformandosi nei colori spenti della notte. Facendo luce con una pila nella stretta ed antica scala, scendo dal terrazazo fino al cortile ed entro titubante in una sala importante, non tanto per gli scavi lasciati scoperti dall’ultimo restauro della Rocca, quanto per una foto scattata dall’Assocciazione Culturale Compagnia di Ricerca che mostra, davanti ad un muro completamente vuoto, la figura di un guerriero medievale con armatura, spada ed una mano con le dita mozzate: lo Spirito Libero che ho incontrato nella prima intervista! Il ricordo di questo mi turba non poco e, passando velocemente davanti quel muro quasi temendo che potesse uscirne qualcuno, giungo nella sala museo dove mi siedo ancora tremante su di un divanetto davanti alle vetrine che mostrano vasi e ceramiche dei secoli scorsi. Cerco di infondermi coraggio e, bevuto un sorso d’acqua, faccio con la pila un giro di luce per la stanza come per sincerarmi che non ci sia qualcuno che possa essere testimone inopportuno delle mie paure! Rassicurato, sento come amici i rintocchi dell’orologio della Rocca che suonano le 21 e 15 e, sperando di non addormentarmi, decido di aspettare sul comodo divanetto notte fonda, sicuro che qualcosa succederà. Per passare il tempo guardo il meteo sul cellulare, leggo le ultime notizie su internet, scorro le tante fotografie conservate e mi tranquillizzano quelle dei miei nipotini che mi sorridono. All’improvviso mi accorgo di aver una certa fame e, nel l’occasione, entra in scena il buon panino farcito con la deliziosa porchetta di Baiata e bagnato da un’ottima birra. Ora, rinvigorito anche nel fisico, mi sento più pronto a vivere nuove probabili emozioni. Il vento della notte accompagna col suo canto l’ondeggiare delle foglie che cadono silenziose, un silenzio turbato dallo squittio stridente e stonato di qualche dispettosa civetta. Scorre lentamente il tempo, senza volerlo mi addormento quasi, ma il rumore forte e cupo di una finestra che sbatte fortunatamente mi sveglia! All’improvviso sento un fruscio strano, sento l’aria che si muove davanti a me come se passasse qualcuno. Scatto in piedi, ho il cuore in gola e con gli occhi sbarrati  vedo a pochi metri da me un qualcosa che si muove, che prende forma……sì, sì è lui….è lo Spirito Libero che avevo incontrato nella mia precedente visita notturna al Castello!  Corro per abbracciarlo, ma trovo il nulla! Lui mi guarda sorridendo e, con grande mia sorpresa, mi parla: “ Quando sarai Spirito Libero come me potrai abbracciarmi! “ “ Ti chiedo scusa, ma mi son lasciato trasportare dalla gioia di rivederti!” dico e lui: “ Non c’è bisogno di scusarsi, anche se non è la prima volta che tenti di abbracciarmi! “ “ Hai ragione, ma dimmi Spirito Libero, puoi ancora trattenerti con me come allora?”  “ Non posso.” Risponde “ Mi sono trattenuto troppo a lungo in occasione del nostro primo incontro ed ora è troppa la sofferenza che mi provoca il parlare ancora con uno Spirito prigioniero…addio! “ Io gridando” Aspetta. Aspetta per favore! Dimmi almeno se hai incontrato finalmente la tua amata Costanza!” Allontanandosi quasi piangendo: “ Non ancora Spirito amico e purtroppo invece di incontrare lei  ho incontrato Ormanno, il suo amante, la causa della sua morte. Forse lo incontrerai anche tu e se ritornerai da Spirito Libero me lo racconterai. Addio! “ Così dicendo sparisce attraversando il solido muro che ci separa dalla grande sala dell’Imperatore nella quale entro sperando invano di vedere ancora il mio amico Spirito Libero. La stanza vuota è piena della voce del silenzio che cerco di non coprire con il rumore dei miei passi. Mi fermo e con la pila illumino a tratti le pareti della stanza, le grandi finestre in alto, l’affresco con la figura dell’Imperatore che sembra moversi. La luce della pila crea delle ombre strane che sembrano figure umane, spaventato la spengo e salgo nella stanza più in alto che comunica con un terrazzo dove scendo in fretta. Sono all’aperto, è una notte serena illuminata da una splendida luna e la bellezza del panorama che mostra le mille luci della riviera mi rasserena. Sicuramente sarebbe questo il momento migliore per fumarsi una sigaretta, ma, essendo anni che ho smesso di fumare, la sostituisco con un bel sorso d’acqua. Rimango ancora un poco a godere della fresca aria della notte e, attraversando il grande terrazzo, mi avvio verso la Sala del trono. La porta è aperta, mi affaccio e noto con piacere che è abbastanza illuminata dalla luna e non serve per fortuna la luce della pila. Vicino ad una finestra c’è uno sgabello e ne approfitto per sedermi e riposarmi, dato che sono stanco e, in attesa che succeda qualcosa, ammiro per l’ennesima volta i preziosi affreschi di Jacopo Avanzi che abbelliscono la parete. Non riuscendo a riposarmi sullo scomodo sgabello lo abbandono in fretta e, girando per la grande stanza, scorgo in un angolo in fondo una elegante poltrona che immagino rappresenti un trono per una scena offerta ai tanti visitatori. E’ come la manna dal cielo per me quella poltrona e mi ci sprofondo lottando con me stesso per non addormentarmi!  Lotta inutile perché il rumore improvviso di un portone che sbatte rimbomba come un tuono nella vuota stanza e non è certamente piacevole il mio brusco risveglio. Sobbalzo dal comodo trono e, guardando l’ora sul cellulare, scopro che sono già le due del mattino….ho dormito davvero e mi prenderei a schiaffi per questo, ma mi consola il fatto che è ancora lunga la notte.

Mi affaccio da una delle finestre che guardano il cortile e mi emozionano le tante ombre create dalla pallida luce lunare che illumina, in particolare, il bellissimo pozzale trecentesco dove mi sono appoggiato tante volte facendo risuonare la mia voce all’interno del pozzo. Sto per chiudere la finestra quando mi colpisce una strana ombra che si muove proprio vicino al pozzale, sì, sì si muove veramente e prende forma, si ingrandisce: è un cavaliere alto, elegante nel vestire e nel portamento, con alla cintura una spada da un lato ed un pugnale dall’altro. Sono sicuro che è lo Spirito libero di Ormanno e vorrei chiamarlo, vorrei gridare ma non ci riesco, è tanta l’emozione che mi manca la voce ma, stranamente, non ho paura, scendo velocemente le scale  e mi trovo in un attimo ansimante e sudato nel cortile. E’ ancora appoggiato al pozzale, lo vedo di spalle e mi avvicino lentamente cercando di evitare anche il più piccolo rumore. Ogni passo mi procura una sensazione strana, una tranquillità che mai avrei pensato di provare in un situazione come quella che stavo vivendo. Gli sono accanto e, come se si fosse accorto solo allora della mia presenza, si gira verso di me e mi guarda con occhi che sembra sia lui e non io a vedere un fantasma! Ha lo sguardo buono, due occhi che rasserenano tanto che trovo il coraggio di parlargli e quasi balbettando inizio: “ Scusami tanto Spirito libero se oso importunarti, ma vorrei tanto parlare con te per conoscerti e scoprire se sei davvero il famoso personaggio che credo!” Mi guarda come sorpreso nel sentire la mia voce e, pur rimanendo in silenzio, non mostra di essere offeso o indispettito dal mio ardire e così continuo: “ Ti prego Spirito libero sii gentile! Io sono venuto qui in questa particolare notte non solo per incontrare te, sperando che tu sia Ormanno, ma anche la tua amata, la sfortunata Costanza. Rispondimi ti prego!” Mi guarda risentito, mi volta le spalle come per andarsene, ma poi si ferma e: “Sei  proprio curioso ed insistente caro Spirito prigioniero! Ti ho visto poco fa che parlavi con lo Spirito Libero di un cavaliere che vaga da secoli in queste stanze e dovrebbe bastarti questo! Per noi è faticoso e doloroso parlare con chi non fa ancora parte del nostro  mondo! ”  Rimango un attimo in silenzio poi: “ Hai ragione, ma con quel cavaliere mi sono fermato appena perché avevo parlato a lungo nella mia precedente visita notturna al Castello. Mi dispiace del dolore che provi parlandomi, ma questa volta sono venuto per incontrare te e sono sicuro che tu sei davvero Ormanno! Vorrei tanto sentire raccontare dalla tua voce la tragica storia del tuo tormentato amore, ti prego dimmi che sei Ormanno!” “ Sì, sono Ormanno e vieni con me! “ Così dicendo va verso le scale e, salendo, sembra che la sua figura trasparente prenda la forma, la consistenza di un atletico giovane in carne ed ossa. Intimorito mi fermo indeciso se seguirlo e lui ridendo: “ Scorgo la paura nei tuoi occhi, ma stai tranquillo, i fantasmi non hanno mai fatto del male a nessuno e, se vuoi davvero conoscere la mia storia, seguimi senza timore alcuno.” Rassicurato lo seguo, ma salendo le scale sento che le gambe tremano ancora e non per la stanchezza! Giungiamo insieme nella sala del trono, dalla quale l’avevo visto poco prima appoggiato al pozzale nel cortile, mi fa cenno di sedermi sul vicino sgabello e, rimanendo in piedi imponente nella sua statura, inizia con voce profonda e un poco tremante il suo racconto.

 “ Sono davvero l’Ormanno che tu cerchi mio curioso amico e sono un tedesco di un casato nobile sì, ma non certamente facoltoso e potente come quello dei Malatesta o degli Estensi. Sono giunto come mercenario al servizio dei Malatesta nell’estate del 1371, assumendo l’importante incarico di comandante di cinquanta lancieri. Mi ricordo che si parlava ancora tanto della prematura morte in battaglia del conte Ugo D’Este, marito della nobildonna Costanza che si trova inaspettata erede di un cospicuo patrimonio. L’anno successivo poi muore anche il padre di Costanza, Malatesta Ungaro e la nuova eredità rende Costanza tanto ricca da far temere allo zio Galeotto che tale prezioso patrimonio possa essere sperperato dalla giovane vedova cedendo a qualche astuto profittatore. Sentivo infatti voci che parlavano di numerose relazioni amorose di Costanza e che lo zio, sempre più preoccupato, cercava in ogni modo, anche con minacce, ma inutilmente di convincere Costanza ad andare a nozze con un nobile di qualche potente casato non solo per salvare, ma addirittura per ampliare il già immenso patrimonio. Io caro mio curioso amico, lascia che ti chiami così, conoscevo appena di vista Costanza e mai avrei immaginato che sarebbe successo quello che sto per narrarti! Il ricordo è così vivo e bello che mi sembra di riviverlo anche in questo momento. Erano passati parecchi anni dal mio arrivo, era infatti l’estate del 1377 ed io, attraversando il cortile del Castello per andare nelle mie stanze, vedo appoggiata al pozzale una donna elegante che, sentendo i miei passi, si gira e mi sorride. E’ Costanza e non ho più dimenticato quel sorriso e quegli occhi luminosi dai quali non riuscivo più a staccare i miei! Tu mi hai visto appoggiato al pozzale ed io vado ancora ad appoggiarmi lì dove è nato il mio grande amore. Ma ora, sono stanco, ho bisogno di riposare e non so se sarò ancora in grado di continuare!” “ Riposati, riposati Ormanno, ma ti prego, non lasciarmi ora e continua per favore il racconto della tua meravigliosa storia!” Improvvisamente noto con spavento che la sua figura perde consistenza, si fa evanescente, sembra quasi scomparire ed io gridando: “ Non te ne andare, non te ne andare ti prego buon Ormanno! “ Per fortuna è solo un momento e lui con la sua voce profonda, ma meno tremante di prima, continua il suo racconto. “ Vedi amico mio, dopo quell’occasionale incontro vicino al pozzale del cortile ce ne furono moltissimi altri e nacque in me per Costanza un amore profondo, enorme, incontenibile ricambiato da lei in egual misura. Il tempo con lei scorreva terribilmente in fretta e fu purtroppo molto breve quello concesso al nostro amore. Noi facemmo tutto il possibile per tenerlo nascosto, ma fummo ugualmente scoperti e questo suscitò l’ira di Galeotto, zio di Costanza, che, non riuscendo a convincerla a lasciarmi e ritenendo che il nostro amore fosse un affronto per il casato, assoldò addirittura un sicario per ucciderci entrambi. Fu un certo Santolino da Faenza che nel pomeriggio del 13 ottobre del 1378 entrò improvvisamente nella stanza dov’ero con Costanza e, senza darmi il tempo di difendermi, mi trafisse più volte con il suo pugnale lasciandomi morente vicino a lei. Fu l’ultimo vero bacio con Costanza che il sicario non aveva avuto il coraggio di uccidere e che mi ritrovai accanto come Spirito libero appena due giorni dopo. Ora ti lascio amico mio e tu senza paura va pure alla ricerca del suo Spirito libero che ti auguro davvero di incontrare! “ Così dicendo diventa trasparente e piano piano scompare muovendo l’aria che mi accarezza delicatamente il viso. Rimango ancora nella grande sala che mi sembra ancora più grande e più vuota, guardo l’ora sul cellulare che segna le 4 e, facendomi coraggio, continuo la mia visita. Adesso sono solo e mi fa paura la solitudine, ma non posso arrendermi ora ed esco dalla sala del Trono deciso di continuare il mio viaggio nel mistero. Salgo le scale in silenzio per raggiungere la stanza di Costanza. Ogni più piccolo rumore mi turba e mi spaventa davvero un improvviso e forte sbattere di ali, ma è un attimo perché so che è solo un povero piccione prigioniero che tenta di uscire da una finestra rimasta aperta. La scala mi sembra ancora più lunga e faticosa del solito, ma finalmente giungo alla stanza che cercavo. La porta è chiusa, il primo istinto è quello di bussare ma vi rinuncio sorridendo perché so che non ci sarà nessuno a dirmi avanti e, dopo un attimo di esitazione, la apro. Prima di entrare illumino l’interno con la luce della pila e vedo che appoggiato alla parete in fondo c’è un letto molto semplice, alla parete di fianco una antica cassapanca, ma non c’è purtroppo lo Spirito libero che speravo di incontrare. Entro e mi siedo sulla cassapanca in ansiosa attesa che succeda qualcosa. Tengo con fatica aperti gli occhi per non addormentarmi e non so dire quanto tempo sia passato quando vedo finalmente come sorgere dal letto una leggera, piccolissima nebbia che pian piano prende forma. Chiudo un attimo gli occhi e riaprendoli vedo davanti, a pochi passi da me, una bellissima figura nella sua preziosa vestaglia che si muove con l’eleganza che solo una vera nobildonna sa mostrare. Io resto abbagliato e non posso fare a meno di gridare: “ Costanza, Costanza finalmente ti ho incontrato, ma ti prego dimmi che sei tu quella che sto con gioia ammirando! “ Lei mi si avvicina sorridendo e, forse disturbata un poco dal mio gridare, mi fa cenno con la mano di calmarmi e, con voce soave: “ Sono io, non temere, sono io la Costanza che cercavi e sono curiosa di sapere il motivo del tuo cercarmi.” Io, ancora confuso da quella improvvisa visione, non riuscivo a trovare la voce, ma poi: “ Vedi Costanza, continuo a chiamarti per nome visto che non ti sei offesa, io sono venuto a conoscenza delle tua esistenza per caso, leggendo un libro sulle vicende del tuo Casato e mi ha subito colpito la storia della tua vita così breve, così intensa, così piena di gioie e purtroppo di dolori. Mi ha colpito in particolare la tua tragica fine e mi sono affezionato a te tanto che potrei dire di essermi innamorato…..sono il tuo moderno Ormanno. Vedo che sorridi, ma non sto esagerando e, attraverso qualche articolo sui giornali e in particolare raccontando la tua vita alle migliaia di turisti  che visitano questo Castello dove ancora tu vaghi da Spirito libero, ho cercato di farti conoscere il più possibile. Ho ideato anche una passeggiata col tuo nome attorno alle mura del borgo con endecasillabi rimati che narrano le varie vicende e, senza alcuna pretesa letteraria, ti ho dedicato anche un’ode. “ Costanza divertita mi sorride ancora e: “ Vorrei tanto ascoltarla questa tua ode! “ Io allora: “ Spero che la memoria non mi tradisca e provo a ripeterla confidando di non trovare in te un giudice troppo severo, eccola:

Amico teco non fu certo il fato

allor che sposa andasti giovin fiore

ad Ugo D’Este nobil di Casato.

Furon ben pochi i giorni dell’amore

e ti trovasti sola all’improvviso

vedova triste senza più il calore

di baci e sguardi dell’amato viso.

Rimasta sola dell’amor privata

ti ribellasti tosto e la passione

in te portò il desio d’esser amata.

E’  sempre amor che la sua legge impone

e tu schiava d’amor d’amor ripiena

donasti amor a Ormanno come sposa

senza del tuo Casato darti pena.

Fu questo a suscitar l’ira furiosa

dei tuoi che decretaron la tua sorte

e fu pugnal in ben pagata mano

che ti portò a quell’atroce morte. “

Costanza non più sorridente ma con aria triste: “ Conoscevo già la passeggiata a me dedicata perché di tanto in tanto la ripercorro con nostalgia, ma quando giungo alla scaletta mi rincresce leggere che “ da quella le mie discese furon tante per incontrar l’occasionale amante “ perché ho avuto solo amori e non occasionali amanti come sostengono alcuni storici che mi descrivono donna di facili costumi. Ti ringrazio invece per la bella ma triste ode, nella quale provi ad usare il linguaggio poetico dei miei tempi. Mi ha colpito in particolare il verso che recita “ è sempre amor che la sua legge impone “ perché è proprio vero che in amore c’è la legge che impone di amare e di morire per amore. Questo verso poi mi ha riportato alla mente quel “ amor ch’a nullo amato amar perdona “ con il quale Dante nel quinto canto del suo Inferno immortala l’amore di Paolo e Francesca. Ho il rimpianto di non essere vissuta in quel periodo perché Dante avrebbe forse cantato anche il mio amore che, lasciami sfogare almeno una volta, non era certamente adultero come quello di Francesca! Io infatti, non avevo obbligo di fedeltà verso nessuno, ero vedova e libera di amare chi volevo, ma scusami dello sfogo ed ora seguimi, usciamo di qui che mi manca l’aria! “ Così dicendo esce in fretta ed io ubbidiente la seguo. Scendiamo lentamente le scale, usciamo all’aperto, ci troviamo nel cortile e la seguo fino ad arrivare all’ormai famoso pozzale al quale si appoggia scoppiando in un pianto improvviso rotto da singhiozzi che risuonano nel silenzio della notte. Io resto muto e commosso da quel pianto e lei, calmandosi, con un filo di voce: “ Amico caro io vengo ogni giorno vicino a questo magnifico pozzale e ogni volta mi commuovo perché è qui che ho incontrato per la prima volta i bellissimi occhi di Ormanno, è qui che è nato il nostro immenso amore che ci ha uniti nella vita e nella morte. A tal proposito poi oggi il pianto è più che motivato perché è una giornata particolare questa, è il 15 ottobre, l’anniversario della mia brutale uccisione. Non ho mai dimenticato quell’orribile momento quando è entrato gridando nella stanza quel truce sicario che, pugnalatomi più volte, mi ha lasciato morente e sanguinante stesa sul pavimento! Avevo assistito purtroppo qualche giorno prima nello stesso modo all’atroce uccisione dell’amato Ormanno. Non ci è stato concesso di morire insieme, ma siamo ancora insieme qui nel nostro Castello ed i nostri Spiriti Liberi vagano ancora uniti in queste stanze dove abbiamo vissuto intense ore d’amore e sofferto la tragica morte. ” Rimane in silenzio per un attimo e, come per incanto, le appare di fianco la figura imponente di Ormanno che la avvolge come per abbracciarla. Sembra, infatti, che i due Spiriti Liberi si uniscano e formino come una evanescente nuvola bianca che, sollevata dal vento, si alza dal cortile scomparendo lentamente dissolvendosi nell’aria mentre sento Ormanno che con voce stentorea si rivolge a me dicendo: “ Credo che ti possa ritenere più che soddisfatto degli incontri che ti abbiamo concesso, ma ti preghiamo di non invadere ancora il nostro mondo almeno fino a quando non sarai Spirito Libero come noi! Addio amico curioso!  “ Ora sono solo davvero nel più assoluto silenzio, sembra che il vento della notte lasci il posto alla brezza del mattino mentre si affaccia il chiarore dell’alba. Mi affaccio al pozzo e, vedendo riflesso nell’acqua il mio viso, mi rendo conto di essere sveglio anche se mi sembra solo un sogno incredibile e straordinario tutto quello che ho vissuto durante la lunga notte. Non vedo l’ora di poter uscire per affrettarmi a mettere per iscritto tutto quello che ho vissuto, ma devo per forza attendere l’apertura del Castello per la quale mancano ancora alcune ore purtroppo. L’orologio della Rocca inizia a suonare dalle 7 e lo sento suonare ogni quarto d’ora fino alle 9 che finalmente arrivano. Sento con sollievo il cigolio dei cancelli che si aprono e, attento di non farmi vedere dal custode, aspetto che entri nella biglietteria e subito mi affaccio come se fossi arrivato solo allora. Pago il biglietto d’ingresso e dopo una breve e certamente non prevista visita sono libero di correre a letto per un riposante sonno, sognando magari ancora tutto quello che ho vissuto nella magica notte. Dopo aver dormito a lungo infatti, ho scritto tutto quello  che avete avuto la pazienza di leggere e spero vivamente che non vi siate annoiati.

 

AUTORE

GIOVANNI ( Gianni ) MARTELLI

MONTEFIORE CONCA

01/09 AGOSTO 2019